Wednesday, July 15, 2015

DASTRAfiles, The Cove 2009

The Cove, 2009
USA – 91’
Regia: Louie Psihoyos
Produzione: Diamond Docs, Fish Films, Oceanic Preservation Society


The Cove, documentario che dà visibilità alla pratica segreta della caccia ai delfini in Giappone, è diretto da Louie Psihoyos. Il  regista  della National Geographic Society rivela la scioccante attività legata alla mattanza dei mammiferi marini in una baia nel territorio di Taiji, una delle più protette e nascoste insenature dell'arcipelago giapponese.
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The Cove segue un team di attivisti e filmmaker che in un remoto villaggio costiero giapponese si fanno testimoni di una pratica crudele deliberatamente nascosta al pubblico: ogni 12 mesi più di 20.000 tra focene e delfini vengono macellati a Taiji e la loro carne, che contiene livelli tossici di mercurio, viene etichettata come carne di balena ed è venduta a scopo alimentare in Giappone. Il mondo non è a conoscenza di quello che accade. La baia di Taiji è infatti interdetta al pubblico e qui, dove le macchine da presa sono proibite, i media non possono documentare il tragico evento che si ripete ogni anno nelle stagioni che vanno da settembre ad aprile.
Proprio in un tratto di costa nei pressi di Taiji (luogo in cui hanno preso il via le moderne pratiche relative alla caccia alla balena) la comunità locale di pescatori si riunisce periodicamente secondo modalità ben codificate per costringere verso la riva migliaia di tursiopi (Tursiops truncatus) o delfini dal naso a bottiglia, conosciuti per le loro abilità acrobatiche e per la loro attitudine a sopportare la cattività. La prima intenzione dei pescatori corrisponde alla loro volontà di selezionare i piccoli cetacei per poi venderli ad acquari o a gruppi alberghieri che si serviranno di loro a mo' di attrazione per i turisti. I delfini scartati – la stragrande maggioranza - vengono spinti in un’area segreta nella quale vanno incontro al destino ancora più crudele che ci documenta il regista Louie Psihoyos.

Il film descrive come, accompagnato da un team di coraggiosi, Richard O'Barry riesca a filmare l’uccisione di massa dei delfini, eludendo le misure di sicurezza che circondano il “luogo del delitto” a cui i pescatori del centro giapponese tornano sempre per cultura e per tradizione. I sommozzatori che fanno parte del gruppo, escogitano una serie di trucchi scenografici per mimetizzare nell’ambiente le videocamere (nascoste dentro finte rocce e scogli), rischiando mesi di carcere e, come in un caper movie - dove è inevitabile parteggiare per i fuorilegge - si affidano ad atti rocamboleschi per riuscire nella loro impresa.

Figura di spicco del documentario, Ric O'Barry, già alla ribalta degli schermi internazionali per aver addestrato i 5 delfini che partecipavano negli anni sessanta al popolare show televisivo Flipper trasmesso anche in Italia, confessa il suo senso di colpa per aver contribuito all'industria che sfrutta le abilità dei cetacei e descrive appassionatamente la svolta decisa che lo spinge ora a distruggere ciò che lui stesso aveva creato. Per molti aspetti quindi, The Cove è la sua storia e forse anche quella di tutti noi, quando riflette la tendenza paradossale dell'uomo ad amare gli animali fino a stravolgerne completamente l'esistenza. In questo senso, O'Barry va oltre il semplice riconoscimento degli errori del passato: egli adesso, è l'uomo nuovo che combatte ogni forma di negazione della vita.

Tra le ragioni per le quali i documentari hanno poca audience, risultano predominanti soprattutto il fatto stereotipato secondo cui si crede che essi siano noiosi e, non secondariamente, la motivazione più intima che avverte di quanto un documentario potrebbe mettere nelle condizioni di dover riconsiderare le portata delle proprie azioni. Così, se in alcuni casi è indubitabilmente vero che l’ignoranza possa corrispondere a stati di felicità perfetta, spesso tuttavia, la consapevolezza dell'importanza degli atti più semplici può veramente contribuire a migliorare il nostro mondo.
Ed è a questo che invita The Cove: educativo ed avvincente, un thriller per nulla monotono, il lungometraggio di Louie Psihoyos ispira al superamento delle piccole battaglie quotidiane che hanno per unico scopo i nostri personali interessi e sollecita un chiaro e decisivo passo in avanti verso la prevenzione della mattanza di Taiji, attraverso la scelta collettiva di non assistere, mai più, agli show nei delfinari di tutto il Pianeta.

E' un articolo scritto da Pierangelo Cardìa (Hugo Beaumont, Dastra) originariamente pubblicato nella sua interezza su fonte.

 

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